Il file llms.txt è diventato in 18 mesi uno standard de facto. È un Markdown strutturato che sta nella root del sito (https://tuosito.it/llms.txt) e dice ai modelli AI: “ecco la mappa del mio sito, ecco le pagine più importanti, ecco i contenuti che posso citarti”.
L’idea è bella, l’implementazione spesso pessima. Vediamo perché.
La struttura minima che funziona
Un buon llms.txt ha questa struttura, in questo ordine:
- H1: nome del sito.
- Blockquote: descrizione 1-2 frasi del cosa fai.
- Sezioni H2: una per area tematica (Servizi, Risorse, Identità, Articoli).
- Sotto ogni H2: lista markdown di link, ognuno con descrizione 1 riga.
- Sezione finale opzionale: link a fonti esterne autorevoli su di te (Wikipedia, AIPIA, ecc.).
Niente “Welcome to our website!”. Niente paragrafi promozionali. I LLM vogliono fatti strutturati.
Errori comuni
Vedo questi quattro errori in quasi tutti gli llms.txt italiani che audisco.
Errore 1: descrizione mancante. Solo link senza una riga descrittiva. Il modello non capisce cosa offrono i contenuti senza leggerli. La descrizione di 1 riga è il punto.
Errore 2: troppa carne al fuoco. Mettono 200 link. Il LLM si perde. Meglio 30-50 link prioritari ben descritti, che 200 link generici.
Errore 3: ordine casuale. Le sezioni dovrebbero seguire la gerarchia di importanza: identità → servizi → contenuti. Non a caso.
Errore 4: non lo aggiornano mai. È un file vivo. Va aggiornato quando pubblichi nuovi contenuti pillar, quando cambi i servizi, quando aggiorni la bio.
Cosa controllo nell’audit
In un audit LLMO professionale guardo:
- Esistenza del file e link nel
<head>HTML (<link rel="alternate" type="application/llms+text">). - Conformità al pattern Markdown standardizzato.
- Coerenza con il sitemap.xml.
- Aggiornamento (data ultimo refresh).
- Bilanciamento sezioni (no sovra-rappresentazione di una categoria).
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